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L’uomo.
La vita. Il mistero dell’esistenza e il senso dell’arte: sono
queste le coordinate entro cui s’inserisce la produzione
artistica, pittorica, di Tiberio Gracco. La sua pittura,
corposa, “materica”, fortemente espressiva e incisiva, scava
nello sguardo dell’esistenza umana alla ricerca di un’ancestralità
che è fonte di conoscenza e di curiosità, di emozioni e
sensazioni forti. I colori puri, pieni, corposi, sottolineano la
forza del vivere, un mondo colorato primordiale da cui partono,
e ripartono, le riflessioni sul nostro vivere quotidiano: è
un’Io creativo, originario e originale, uno sguardo curioso,
acuto e penetrante, che osserva il mondo e l’uomo per quello che
sono. La figura umana non a caso è soggetto preferito
dall’artista, è l’essere pensante in simbiotica lotta con la
Natura, di cui egli stesso è parte integrante; ma è una lotta
alla conquista di modi di vita, di emozioni, di voglia di essere
e di fare, di affermare la propria volontà e il proprio spazio.
Le forme ovoidali e allungate delle teste degli esseri umani
rappresentati da Gracco non sono solo un “omaggio” all’uomo “faber”,
o a forme d’arte “primitiva”, ma vogliono sottolineare
idealmente lo sforzo che ciascuno compie per meglio definire il
proprio mondo, per un’umanità pensante e agente nel tempo e
nella storia. E’ l’essere umano, nudo, che si mette a confronto
con i problemi quotidiani, con un mondo che non lascia alcuna
tregua e/o spazio al nulla, ma crea se stesso, la propria vita,
è artefice con il pensiero e con l’azione del proprio destino,
sempre in cerca di nuovi orizzonti da raggiungere, mai
soddisfatto di quello che si è se non in funzione della
costruzione di un futuro da protagonista assoluto dell’universo,
della storia, e lo rende padrone del tempo. L’arte di Tiberio
Gracco è perciò un’arte pensante, agente, che costringe alla
riflessione. I suoi colori puri, gravidi e carichi di pensiero,
sono il medium attraverso cui l’artista pensa il mondo e lo
rappresenta. Anche gli occhi chiusi delle sue figure prefigurano
un mondo immaginato, che però può diventare realtà, deve
diventare realtà. Non è un chiudersi in se stessi, ma un aprirsi
alla riflessione, al pensiero pensante, al pensiero agente, al
pensiero come progetto dell’esistenza, quindi si tratta di occhi
che sanno e vogliono guardare al di là delle apparenze, al di là
delle bende dell’effimero, del contingente, dei falsi miti e
riti della nostra martoriata contemporaneità, per trovare e
costruire un mondo diverso, più vero e più umano. Il suo è un
percorso ventennale sulle ali del pensiero e dell’esistenza
dell’uomo, una pittura che vibra di colori, con grumi e atomi
colorati, ma sono grumi e atomi che racchiudono la verità
dell’umanità, l’essenza vera e infinitesimale che ci riporta
alle origini della stessa vita, cercando di coglierne l’alito
primordiale che ha dato origine all’Universo. I suoi corpi e i
suoi volti non sono misteriosi, ma sono il segno vivo di un
mondo in cui ogni gesto, anche il minimo, è prepotentemente la
firma di un attimo di vita che pulsa, vibra, interagisce con
l’universalità di ogni individua esistenza. E la più recente
produzione pittorica non a caso è rivolta proprio al pensiero
come fonte progettuale della realtà umana, alla donna e
all’Universo stellato. Sono “topos” ricorrenti che fanno parte
della storia dell’umanità, che però vengono qui trasfigurati e
presentati da Tiberio con forme nuove e rinnovate azioni
pittoriche; invitano gli uomini ad essere protagonisti della
storia, ad essere persone vive e non semplici burattini. Le sue
donne ritratte, vibranti di vita, dallo sguardo penetrante e
intenso, dai volumi ben solidi e reali, sono la rappresentazione
del mistero divino della Maternità in potenza e in atto,
accolgono l’uomo e danno vita all’uomo, all’Umanità. Sono donne
che racchiudono in sé il senso della vita, dell’amore, con tutta
la vasta gamma di sentimenti ed emozioni che ognuno di noi porta
con sé fin dal concepimento. E’ un omaggio alle verità
dell’esistenza, all’intensità delle emozioni. Non sono donne in
“posa”, ma donne che guardano e ci guardano, che ci fissano
nella loro bellezza, che ci invitano ad amare, a vivere ancora
più intensamente la totalità della nostra esistenza. Possono
essere anche “collezioniste” di uomini, ma nei loro sguardi vi è
pur sempre, ancora una volta, il mistero della vita che diventa
fascino dell’esistenza, invito a pensare e ad amare. Le forme
dell’arte, delle cose e delle persone ritratte da Tiberio sono
essenziali, geometricamente definite nei volumi e negli spazi,
prive di sfumature e commistioni di colori perché quello che
conta è la purezza, l’essenzialità. Si tratta di un vocabolario
visivo tutto incentrato su colori primari e su volumi geometrici
chiari e definiti, indice di grande attenzione progettuale verso
il mondo: una proposta pittorica che vuole mettere in risalto la
verità e non quello che si cela negli oscuri meandri del non
essere.
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